Jul 14, 2020 Last Updated 8:31 AM, Jul 14, 2020

Attività sindacale e pandemia: una nuova sfida per il sindacato dei pensionati

Pubblicato in Iniziative
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La nota del Segretario regionale Antonio Iovito.

La pandemia cambia i nostri comportamenti sociali. Non solo ci dobbiamo abituare a “convivere con il virus” fino a quando non saremo in grado di sconfiggerlo (bellissimo il libro di Guido Silvestri ‘Uomini e Virus’),

ma ci viene imposta una priorità politica e sociale rispetto a tutto: la salute e di conseguenza, la sanità pubblica, un nuovo welfare, con essi, il ritorno dello Stato e delle istituzioni democratiche, quali elementi centrali della vita e della comunità.

Vi sono molti risvolti e conseguenze da approfondire e reimpostare dal punto di vista culturale, politico, istituzionale e contrattuale. La pandemia ha ridato oggettivamente, potere contrattuale ai corpi intermedi in tema di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e nella politica sanitaria territoriale. Ha persino dimostrato che laddove il liberismo sfrenato dell'individualismo e del mercato non sono riusciti a destrutturare le relazioni umane delle comunità e i corpi intermedi del sociale, la reazione alla pandemia è stata forte e collettivamente responsabile. Andrebbe sottolineato questo aspetto, perché la reazione collettiva di fronte alle misure di chiusura, di distanziamento e a quanto altro è stato deciso per isolare il virus, non si è manifestata solo in paesi in cui è stata imposta autoritariamente, ma anche in paesi dove il tessuto democratico, i corpi sociali, le reti comunitarie, hanno svolto un ruolo decisivo di orientamento e di comportamento coerente. Infatti proprio in quei paesi dove si è smantellato e indebolito il sistema della rappresentanza sociale (non corporativa), si sono evidenziati e si evidenziano forti ritardi nel far fronte all'epidemia (Usa in primo luogo).

Oggi, possiamo dire che la “convivenza con il virus”, ci pone vecchi e nuovi problemi, in tutti i campi. Dalla programmazione, agli investimenti, alla riorganizzazione del lavoro, alla necessità di ri-programmare con urgenza gli interventi nel campo sanitario e sociale senza aspettare una fase di nuova emergenza. Il Governo ha dato chiare indicazioni in questa direzione garantendo investimenti finalizzati a strutture sanitarie ospedaliere flessibili ed idonee a fronteggiare eventuali nuove emergenze, ma allo stesso tempo indica altrettanti investimenti nel potenziamento delle strutture territoriali, a partire dalla assistenza domiciliare.

Emerge, con sufficiente consapevolezza, l'urgenza di far fronte a quello che il Ministro Speranza ha definito: “capovolgimento della piramide demografica”.

Argomenti di impostazione e di merito che noi, come sindacato dei pensionati, anche unitariamente, rivendichiamo da tempo, a livello nazionale, regionale e territoriale. Nonostante ciò, ancora una volta le istituzioni regionali sia in Abruzzo che in Molise, affrontata l'emergenza senza confronto e ascolto delle Organizzazioni Sindacali, non hanno dato segni né di programmazione (il Piano Sociale in Abruzzo è scaduto da tempo, in Molise dopo un primo confronto sullo schema di piano non si sono avute ulteriori notizie), né di interventi in ambito territoriale.

E' necessaria una rinnovata azione unitaria del sindacato dei pensionati e delle Confederazioni per affermare con urgenza assoluta un cambiamento nella politica socio sanitaria delle due Regioni. Se necessario anche una mobilitazione ovviamente rispettando le misure di sicurezza e distanziamento fisico.

Occorrerà svolgere anche una forte azione di orientamento culturale. Non solo per riaffermare l'egemonia, il ruolo e la funzione del pubblico, la priorità della sanità pubblica, ma anche il fattore decisivo per la nostra società del ruolo degli anziani e della cultura della memoria.

Non c'è dubbio del rischio per gli anziani di fronte alla pandemia. Ma ci opponiamo a soluzioni drastiche e discriminatorie come tutti a casa, curare prima i giovani. Al riguardo ricordiamo e suggeriamo di approfondire le conclusioni dell’ultimo Congresso della Società Italiana di Geriatria, tenutosi nel mese di novembre 2019, che riconducono a valutazioni scientifiche e meno improvvisate le definizioni di soggetti “fragili” e “robusti”. Mentre tutti parlano ormai di un ruolo determinante degli anziani nella società, mentre insistiamo per un invecchiamento attivo, mentre chiediamo una legge nazionale sulla non autosufficienza, alcune generiche e a volte pericolose affermazioni nei confronti degli anziani sono davvero anacronistiche, tanto che possono portare a pericolose discriminazioni.

Un conto è la tutela, altro è la volontà di marginalizzazione che non appartiene sicuramente alla cultura del sindacato confederale. Anche in questa ottica, dobbiamo promuovere iniziative, incontri, dibattiti, coinvolgendo esperti e dirigenti della organizzazione, per rimettere al centro quello che la Comunità di Sant'Egidio ha sintetizzato in una semplice frase e lo SPI Nazionale ha sottoscritto “Senza Anziani non c'è Futuro”.

Riprendendo lo slogan del nostro ultimo congresso: “Qui si fa il Futuro”, avvertiamo la necessità di riconfermare costantemente questo assunto culturale e politico.

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